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Meda è un comune di 22.830 abitanti della provincia di Milano. È celebre per l'artigianato del mobile.

Indice

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Geografia

È situato a circa 23 Km a Nord di Milano, nella bassa Brianza. Il territorio comunale è essenzialmente pianeggiante anche se il piccolo centro storico è situato in collina.

Storia

La storia di Meda è strettamente legata al Monastero di San Vittore e alla sua fondazione. La leggenda vuole che i Santi Aimo e Vermondo, conti Corio di Turbigo, fossero stati assaliti da due cinghiali durante una battuta di caccia e, per salvarsi, si fossero arrampicati due allori, invocando l’aiuto di Dio, della Madonna e di San Vittore promettendo, se fossero sopravvissuti, di erigere in quei boschi un monastero di clausura di Monache Benedettine. Il monastero venne costruito, attorno al 780, nelle vicinanze di una chiesetta, anch’essa dedicata a San Vittore, risalente al III secolo e probabilmente derivata da un altare per i Compitalia romani, anticamente dedicato alle divinità familiari e successivamente passato al culto cristiano. Le prime citazioni di Meda nei documenti risalgono all’851 e al 1036, quando in un atto notarile si fa menzione anche di una chiesa dedicata alla Madonna (successivamente si chiamerà di Santa Maria e San Sebastiano), eretta dai medesi per sottrarsi al controllo della Badessa del convento di San Vittore. Le controversie tra i medesi e il Monastero (che necessitarono dell’intervento arcivescovile, papale ed imperiale) iniziarono nel 1138 a seguito di un conflitto di competenze sulla nomina del cappellano di S.Maria tra la Badessa Martina e il Prevosto di Seveso e continuarono fino al 10 dicembre 1252, quando la Badessa Maria da Besozzo rinunciò, davanti ai capi-famiglia di Meda, a rappresentanti del Comune di Milano e dell’Arcivescovo, alla sua sovranità politica, amministrativa ed economica sul territorio di Meda. Con il passare degli anni, il territorio di Meda venne governato prima dai Visconti e dagli Sforza di Milano, poi nel XVI secolo fu oggetto di scontri tra Francia e Spagna, che ne ottenne il potere a seguito della Pace di Cateau-Cambrésis del 1559; agli inizi del XVIII secolo il territorio passò in mano agli austriaci e alla fine dal secolo all’esercito napoleonico, con la soppressione del Monastero datata 27 marzo 1798. Meda tornò successivamente in mano agli Asburgo e, in seguito alla Seconda guerra di indipendenza, entrò a far parte del neonato Regno d'Italia.

Sul suolo medese, al confine con il comune di Seveso sorgeva l'ICMESA, tristemente divenuta famosa nel 1976 per il rilascio di diossina che si propagò in molti comuni della Brianza. Il fatto è noto come "Caso Seveso".

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Arte e Cultura

Si segnala la Villa Antona Traversi, risultato della trasformazione operata dall'architetto Leopoldo Pollack del precedente complesso che formava il Monastero di San Vittore, fondato sul finire del 700 soppresso nel 1798. Resta intatta la chiesa di San Vittore (1520), che contiene un ciclo di affreschi di scuola luinesca.

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente è stata progettata dall'architetto Paolo Mezzanotte più noto per la realizzazione di Palazzo Mezzanotte a Milano (Piazza Affari)

L'8 Settembre, in occasione della Festa Patronale, i 4 Rioni in cui è diviso il territorio della Parrocchia di S. Maria Nascente (Belgora, Bregoglio, Fameta e San Giuann) si contendono l'assegnazione dal Palio, una icona raffigurante la Madonna che viene realizzata annualmente dal Rione vincitore. Le sfide comprendono serate di giochi all'Oratorio Santo Crocifisso, la gara della macchinine a pedali per le vie del centro e la tradizionale sfilata dei carri allegorici per le vie della città, con la messa in scena delle cosiddette "scenette" all'arrivo in Oratorio. Il tema della sfilata e delle scenette viene assegnato annualmente da un'apposita giuria, che ha anche il compito di arbitrare i giochi e valutare la sfilata e le scenette.

Meda viene citata nel romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni come paese di origine della conversa che, avendo scoperto la tresca della Monaca di Monza con Egidio, ne fa parola con la suora e successivamente scompare. Secondo documenti storici la conversa sarebbe Caterina Cassini, uccisa dall'amante della suora Gian Paolo Osio nel 1606 e realmente originaria di Meda.

Sport

Meda vanta il ginnasta medaglia d'oro di Atene 2004 e bronzo mondiale 2007 Igor Cassina.

La squadra principale di calcio è il Città di Meda, nato dalle ceneri dell'A.C. Meda, il quale ha disputato per cinque stagioni consecutive il campionato di serie C2 tra il 1998 e il 2004. La formazione ora milita nel campionato di Eccellenza

Meda è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Medesi famosi

Amministrazione comunale

Sindaco: Giorgio Fiorenzo Taveggia (Lega Nord) dal 11/06/2007
Centralino del comune: 0362 3961
Email del comune: posta@comune.meda.mi.it

Consiglio Comunale

Bibliografia

Per la storia della città:

  • Letizia Maderna. San Vittore in Meda. Milano, Chimera Editore, 2001.
  • Cesarina Ferrari Ronzoni. Icone Mariane di ieri e di oggi sui muri delle nostre case - I Medesi e Maria. Meda, Comune di Meda, 1990.

 Meda
Stato: bandiera Italia
Regione: Lombardia
Provincia: stemma Milano
Coordinate: 45°40′N 9°10′E / 45.66667, 9.16667
Altitudine: 212 m s.l.m.
Superficie: 8 km²
Abitanti:
22.830 31-07-07
Densità: 2618 ab./km²
Frazioni:  
Comuni contigui: Lentate sul Seveso, Cabiate (CO), Seregno, Barlassina, Seveso
CAP: 20036
Pref. tel: 0362
Codice ISTAT: 015138
Codice catasto: F078 
Nome abitanti: medesi 
Santo patrono: Santi Aimo e Vermondo 
Giorno festivo: 8 settembre 

 


(Brano tratto dalla pagina: ''Meda e dintorni'';  da noi pubblicata nel sito di Felice Asnaghi)

Il toponimo trae probabilmente origine dal latino "meta" che significa dosso o colmo: quello forse che domina il paese, situato ai piedi delle prime colline della Brianza, ed è costituito da una delle lingue di terra che discendono dalle Groane. Il borgo antico si sviluppò nei pressi del Monastero e della chiesa di San Vittore intorno al 780 d.C. Dopo secoli di profondi cambiamenti politici e sociali, nell’Ottocento il centro abitato raggiunse una buona stabilità economica, grazie al connubio tra agricoltura e attività artigianali. Oggi Meda è famosa in tutto il mondo per la produzione del mobile.

 


Capita di raccontare ai nostri figli antiche fiabe che ci trasportano in un mondo misterioso ed affascinante.
 Capita di leggere la storia del proprio paese ed imbatterci nella leggenda dei santi fondatori: ci si accorge di
perderci nella notte dei tempi dove il reale e l'immaginario si confondono e tutto diviene sacro.

Aimo e Vermondo, così si narra, imbattutisi coi feroci cinghiali trovarono riparo sopra due maestosi lauri e pur di aver salva la vita fecero voto a Dio di erigere in quel luogo, ove già esisteva un'edicola in onore di San Vittore, un cenobio di monache. Chi era dunque Vittore per essere venerato sin dai tempi antichi dagli abitanti della nostra zona? Era un soldato mauritano, oggi diremmo marocchino, che nei primi anni del secondo secolo prestava servizio a Milano sotto le insegne dell'esercito romano. Benché leale servitore dell'imperatore, in quanto cristiano fu arrestato, gettato in carcere, torturato ed ucciso. Come non considerare un segno di universalità l'alzare agli altari un soldato africano in terra lombarda?
Un segno dei tempi se si considera che la nostra zona conobbe la presenza di disparate popolazioni come quelle celtiche e romane che forzarono l'arrivo di migliaia e migliaia di schiavi, di coloni greci e siciliani. Fu poi con la caduta dell'Impero Romano che si stanziarono Longobardi e Franchi. Fondamentale fu l'opera di unità che la religione cattolica promosse all'interno delle varie etnie che costituivano il tessuto sociale. L'esistenza di un tempio cristiano nel pieno della foresta, che ricopriva la nostra collina, è segno che sin dall'Alto Medioevo esisteva un nucleo abitativo. Già in un documento dell'851 si parla del Monastero di San Vittore e cinque anni dopo un altro documento nomina Meda. Nel 1002 in un atto di permuta di terreni in località Farga si indica "castro Meda" intendendo per esso un villaggio dotato di mura, tipico degli insediamenti medioevali. Nel Medioevo, attorno al Monastero, si costituisce una comunità che ormai ha messo radici in questo luogo. Meda era un paese fiorente perché molti contadini delle zone vicine bramavano trasferirvisi per lavorare alle dipendenze della Badessa ed usufruire di un personale appezzamento di terreno ove costruire una casa e lavorare le terre affidategli: nasce il comune rustico.
Nei secoli seguenti si alternarono le dominazioni spagnola, austriaca, francese; indistintamente si conobbero i danni delle loro armate e l'iniquità delle loro gabelle. Ancora una volta è la Chiesa ad essere riferimento autorevole in uno Stato lontano e nemico: attraverso una presenza capillare su tutto il territorio mediante il Curato e la Confraternita, il tempio e le cappelle in onore dei santi e le icone nei cortili. Un fatto resta certo: la vita della nostra comunità si è sempre evoluta attorno al sacro. La giornata del contadino iniziava con la messa mattutina delle ore cinque e si concludeva col vespro delle ore diciotto. La nascita e la morte acquistavano quel fascinoso mistero attraverso la fede e le feste religiose, intercalate lungo tutto l'anno solare, creavano coralità e solidarietà.
Con l'affacciarsi del nostro secolo Meda cambia, lascia alle spalle un'economia agricola mentre si rafforza sempre di più l'artigianato del legno. Nascono le prime grosse industrie ed il lavoro attira nuova gente. La Meda attorno al campanile non esiste più, il paese si espande a vista d'occhio tanto che il nuovo centro si sposta sull'asse di via Matteotti-Indipendenza. Qui sorgono il palazzo comunale, la stazione delle ferrovie Nord, le industrie Salda, Baserga, Bertolotti, Lanzani.

Durante l'Ottocento si manifestò quel fenomeno migratorio proveniente dalla Brianza che si accentuò nell'ultimo quarto di secolo e nel primo Novecento. All'anagrafe comunale oltre agli Asnaghi, Mascheroni, Busnelli, Bonacina, Cassina e Besana si aggiunsero le famiglie Elli, Borgonovo, Motta, Spinelli, Frigerio, Colombo, Agrati, seguirono le Colzani e Scaccabarozzi. Non mancò il fenomeno contrario dell'emigrazione in Argentina di alcuni medesi. In questo contesto di inizio secolo si riscontrarono le prime avvisaglie della grande immigrazione del Dopoguerra. Da Bisceglie in Puglia si affacciarono i De Mango, Di Liddo e Ventura; da Modena i Piccaluga, dal Veneto i Candian, Meneghetti, Polloni; da Erve sopraggiunsero i Valsecchi, Bolis, Amigoni, Milesi, si aggiunsero altre famiglie provenienti dalla Bergamasca: i Marchetti, Marcolegio, Gattoni, Gualandris, Grisa.
Il boom economico dilatò il mercato del mobile che favorì l'espandersi delle industrie. Sono gli anni Cinquanta, caratterizzati dal massiccio arrivo di manodopera veneta che, espulsa dai propri luoghi di origine per calamità naturali (l'alluvione del Polesine), si concentrerà alla periferia del paese. Nacquero e crebbero i quartieri del Ceredo, del Polo e San Giorgio. Gruppi di famiglie venete si stanziarono in zona Via delle Cave, mentre famiglie friulane, dedite al lavoro delle fornaci, si accasarono in fondo alla via Santa Maria.
Negli anni Sessanta-Settanta affluì una modesta immigrazione meridionale che confluì particolarmente nel quartiere Polo.
Negli anni Novanta assistiamo ad una immigrazione di carattere extracomunitario. Nel 1996 sono stati censiti 224 stranieri (quanti quelli irregolari?), in massima parte marocchini, pakistani, turchi, africani, impiegati nelle botteghe artigiane. La presenza della ferrovia e della superstrada hanno fatto registrare un’immigrazione di famiglie provenienti da Milano, aumentando il fenomeno del pendolarismo e della città dormitorio. La dinamica demografica in questo secolo ha conosciuto un incremento senza pari: nel 1900 Meda contava 5.000 unità, nel 1951 toccava le 11.500, nel 1961 passava le 15.000, nel 1971 si attestava sulle 18.000, sino a stabilirsi sulle 20.000 unità nel 1981.
Oggi siamo in 21.000. Meda, crocevia di etnie come ai tempi di San Vittore; Meda tollerante, consapevole di aver dato casa e lavoro a uomini e donne desiderosi di un avvenire migliore.