ALCUNE FOTO DELLA RIEVOCAZIONE STORICA:
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E FU COSÌ CHE ARRIVARONO IN QUEL DI MEDA''

Domenica pomeriggio, 10 dicembre 2006, anche il sole si è affacciato sull'evento tanto atteso dai medesi: la rievocazione storica della storia dei santi Aimo e Vermondo.
Già dalle 14, l'insolito viavai di personaggi in costumi medievali attorno a piazza Cavour ha attirato l'attenzione di chi ancora non era a conoscenza del corteo che sarebbe partito proprio da lì, per arrivare fino alla chiesa di San Vittore.
In via Parini, nell'antica chiesa del Redentore, Aimo e Vermondo vigilavano dall'alto della torretta insieme alla nobile mamma: alle 16,30 tutti i gruppi di figuranti, radunati nelle vicinanze, hanno cominciato a convergere verso la piazza, già gremita di spettatori che si accalcavano lungo i lati della strada. Il banditore ha dato il via ufficiale alla manifestazione, proclamando a voce alta la commemorazione dell'ex voto di Aimo e Vermondo per la costruzione della chiesa di San Vittore, e si è poi messo in testa al corteo. Dietro di lui altri banditori, il lettore, monache, castellani, arcieri e tutti i figuranti, compresi gli animali (cani, cavalli, pecore): in coda, 9 elementi della banda Santa Cecilia in costume chiudevano la sfilata con musiche medievali. Dalla piazza Cavour il corteo ha proseguito per via Solferino, via Aimo e Vermondo, via Matteotti, piazza Volta, su fino a piazza Vittorio Veneto. Ai lati delle strade, scorci di scene d'epoca medievale si aprivano su cortili allestiti per l'occasione: dalla piazza a via Solferino c'erano figuranti con cani al guinzaglio, contadini col paiolo di polenta sul fuoco acceso all'aperto e altri con gli attrezzi agricoli, le galline e un cavallo. Ancora, salendo in via Matteotti, si trovavano il fruttivendolo di una volta con le zappe e zucche e verdura su carrette di legno, il recinto dei maiali e infine il «molita», con gli strumenti per molare i coltelli e un asinello legato fuori dal portone. In alcuni punti venivano offerti salame, vin brulé, bibite e panettone a tutti i passanti, mentre alcuni negozianti hanno addobbato anche i loro esercizi «a tema».
In piazza Volta attendeva la badessa da Besozzo, seduta allo scrittoio: il banditore ha letto il proclama per l'ultima volta e il castellano e la sua dama hanno sciolto uno stendardo dal balcone di Palazzo Doro. Il corteo è avanzato tra il chiarore delle torce e dei fuochi accesi che illuminavano la salita di via San Martino, mentre i due lettori Paolo Galimberti e Luigia Rho, dalle gradinate del sagrato di San Vittore, alternavano la versione latina e quella italiana dei brani tratti dal manoscritto del XIV secolo che narra la storia dei due santi. La sfilata è giunta alla meta nel tripudio del migliaio di spettatori in attesa: davanti all'entrata di San Vittore si è svolta la scena dell'assalto dei cinghiali, con i due santi che si sono arrampicati sugli alberi posti ai lati del cancello d'ingresso. Terminata la lettura della storia con dei canti medievali, la banda ha segnato la fine dell'evento con la sua musica. Il cortile di fianco alla chiesa, una volta parte del convento, è stato aperto sotto ad un secondo stendardo, e al seguito del corteo sono entrati anche tutti gli spettatori, accolti da vino, «pan de mej», polenta calda e latte offerti dall'amministrazione comunale a tutti i presenti. In fondo al cortile, ad intrattenere grandi e piccini la compagnia «Teatro dei burattini di Ivano Rota» che riproponeva la leggenda di Aimo e Vermondo. Grande partecipazione del pubblico, con più di duemila persone accorse. Una bella soddisfazione per la regista Rina Del Pero, Eugenio Boga che ha curato gli allestimenti esterni e l'assessore alla Cultura Franco Gattoni, promotore dell'evento, e per tutti i figuranti (circa 150) che hanno sfidato il freddo per dare il proprio contributo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Scene dal corteo storico che si è snodato lungo le vie del centro, da piazza Cavour alla chiesa di San Vittore. Al seguito tutti i figuranti: contadini, boscaioli, arcieri, cavalieri, banditori, le monache del convento, il castellano con la sua dama, i due santi Aimo e Vermondo e la loro mamma. Hanno sfilato alla luce suggestiva delle torce accese

 

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